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La popolarità delle diete Low Carb è aumentata drammaticamente negli ultimi anni. Diete a bassissimo contenuto di carboidrati (apporto di carboidrati inferiore a 50 g) producono uno stato metabolico chiamato "ketosi" e queste diete infatti sono definite anche "ketogeniche".

ITitolo originale: cardiovascular and hormonal aspects of very-low-carbohydrate ketogenic Diets.
Autori: Jeff S. Volek e Matthew J. Sharman
Human Performance Laboratory, department of Kinesiology, university of Connecticut, Storrs, Connecticut.


Studio 9: Perdita di Peso e Biomarkers Infiammatorii in Uomini Sovrappeso
In anni recenti, è diventatoevidente che le infiammazioni vascolari di basso grado, giocano un ruolo chiave in tutti gli stadi di patogenesi del'artereosclerosi (15). La perdita di peso, si è dimostrata efficace nella diminuzione dei markers ematici infimmatorii (17) (18) ; in ogni caso non si conosce ancora esattamente, come, diete per il dimagrimento, con differenti ripartizioni di macronutrienti, influiscano, caso per caso sulla risposta infiammatoria. Per questo, il primo obbiettivo di questo studio, era comparare i marker infiammatorii di soggetti sovrappeso, in risposta ad una dieta Low-Carb o ad una Low-Fat (16). In uno studio incrociato, 15 uomini obesi, consumarono due diete sperimentali per la perdita di peso, i protocolli alimentari durarono per due periodi consecutivi di 6 settimane, un protocollo Low-Carb ed uno Low-Fat (<30% del totale calorico proveniente da grassi). Ci furono riduzion i rilevanti nell'alta sensibilità ai fattori di necrosi tumorale, all'alta sensibilità all'interleuchina-6, all'alta sensibilità alla proteina C-reattiva dopo la dieta Low-Carb (rispettivamente -45%, -51%, -55%) e dopo la dieta Low-Fat (rispettivamente -42%, -46%, -48%). Non ci furono cambiamenti degni di nota, nella P-selectina solubile dopo ognuna delle due diete. Questi dati indicano che la perdita di peso è il fattore più importante, nella riduzione dei markers infiammatorii, la composizione della dieta, non gioca quindi un ruolo così determinante in questo caso.

Gli effetti sulla lipidemia delle diete a basso contenuto di carboidrati, sono pstate discusse precedentemente (13) (19). Qui vorremmo enfatizzare gli studi che abbiamo condotto arrivando a conclusioni di tipo più generale, basate appunto su queste evidenze. (Tavola 2). La maggioranza degli studi sulle diete Low-Carb è stato effettuato su soggetti con necessità di perdere peso, la risposta generale è stata una minima riduzione del colesterolo totale e del colesterolo LDL, che è stato spinto principalmente dall'effetto benefico della perdita di peso su queste lipoproteine (20), anche perchè in quegli studi dove la perdita di peso era esigua, si è registrato un aumento, da minimo a moderato, dei livelli di colesterolo LDL. L'aumento del colesterolo totale, e del colesterolo LDL, con una dieta Low-Carb, in cui non si verifichi una perdita di peso, dovrebbero essere transitori, con concentrazioni all'apice tra la seconda e la quarta settimana, per poi tornare ai valori di partenza tra la settimana 6 e la 8. Và anche fatto notare, come esista un enorme fattore variabile nella risposta al colesterolo totale, come mostrato nella Figura 1. La base gentica, e fisiologica, che soggiace a questa variabile è tutt'ora poco nota, e ricerche future, potranno sicuramente essere dirette alla comprensione di questi fattori biologici.

Il colesterolo LDL, potrebbe aumentare in alcune persone, questo andrebbe preso in considerazione, nel contesto di altri cambiamenti a livello delle lipoproteine e di fattori di rischio cardiovascolare. La maggior parte degli studi sulle diete Low-Carb ha registrato un aumento dei livelli di mcolesterolo HDL e un miglioramento nel rapporto tra colesterolo totale e colesterolo HDL (13). La risposta è particolarmente evidente in studi che hanno riportato perdite di peso di modesta entità. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che una dieta per la perdita di peso è generalemte associata ad una riduzione del colesterolo HDL (20), per lo meno se si utilizza una Low-Fat, le diete a basso contenuto di carboidrati, tendono invece ad evitare questa diminuzione repentina.
La risposta di maggior entità, ottenuta da una dieta Low-Carb è la riduzzione nei valori di TAGs, che sono indipendenti dalla perdita di peso. La più crossa diminuzione di TAGs (-55%) è stata osservata in uomini sani che consumavano, durante una Low-Carb, un supplemento di olio di pesce (2), questo indica come una tale supplementazione possa funzionare sinergicamente ad una riduzione dei carboidrati alimentari, per massimizzare l'abbassamento nei valori TAGs. Sebbene quasi in tutti i soggetti che sperimentarono un abbassamento dei TAGs, quelli che ottennero un risultato migliore furono quelli che avevano i più alti livelli di partenza (Figura 2). La risposta del TAG ad un pasto (i.e. lipidemia postprandiale) può essere più importante dei livelli TAG a digiuno in riferimento ai vari livelli di rischio (21). In tutti i nostri studi, abbiamo mostrato, come una Low-Carbpossa diminuire la lipidemia post prandiale nell'ordine dii un terzo o addirittura della metà con o senza perdita di peso. Ancora una volta, gli individui che mostravano un'esagerata lipidemia postprandiale, ebbero il miglioramento più marcato dopo il protocollo alimentare Low-Carb (Figura 3).

Nonostante la significativa riduzione nei TAGs postprandiali e a digiuno e un aumento del colesterolo HDL, in risposta ad unba dieta Low-Carb, siano favorevoli in un quadro di rischio delle arterie coronarie, il moderato aumento di colesterolo LDL, da alcune persone, può essere interpretato come un aspetto negativo. In ogni caso abbiamo potuto constatare cambiamenti nelle dimensioni del colesterolo LDL che potrebbero controbilanciare, qualora occorresse, qualsiasi effetto negativo. Differenti sottoclassi di LDL possono essere separate, a seconda del loro diamentro, le cui misure possono variare da 21.8nm per le particelle più piccole e dense di LDL, a particelle da 27.8nm per le particelle più grandi (22).Individui, con una predominanza di particelle di grandi dimensioni, sono state classificate come pattern A, individui, invece, con una predominanza di particelle LDL piccole e dense, sono state indicate come pattern B. quest'ultimo pattern, è associato a un rischio 3 volte maggiore di sviluppare patologie delle arterie coronarie (23). Abbiamo osservato anche come, una dieta Low-Carb porti ad un aumento di dimensioni e quantità delle particelle LDL, trasformando soggetti pattern B in pattern A. Non abbiamo riportato gli stessi effetti in soggetti di sesso femminile, ma questo è dato dalla maggior dimensione di partenza che hanno solitamente le particelle di LDL nei soggetti femminili. Similmente ai nostri risultati con i Tagsa digiuno e la lipidemia postprandiale , ci fu un inversa correlazione tra le dimensioni di base delle particelle LDL e i cambiamenti di dimensioni stessi in risposta ad una dieta Low-Carb. Questo è supportato da uno studio di Hays, che ha dimostrato che una dieta a basso contenuto di carboidrati accresce l'importanza delle dimensioni delle particelle LDL correlate alla prevenzione di problemi cardiovascolari e all' alto rischio di sindrome metabolica (24).

Altro effetto consistente, che abbiamo potuto valutare attraverso i nostri studi, è una riduzione dei livelli di glucosio e dinsulina a digiuno, che può essere usato per calcolare i livelli di resistenza all'insulinautilizzando la tecnica del modello dell'assestamento omeostatico (homeostatic model assessment HOMA). Nei nostri studi la resistenza all'insulina, misurata utilizzando l'HOMA è tendenzialmente migliorata con una dieta Low-Carb, specialmente in coloro che mostravano bassi livelli di sensibilità all'insulina (Figura 5). Questo coincide con altri lavori che esaminavano le Low-Carb utilizzando la tecnica dell'accumulo di insulina (26). Perciò, il fatto che le diete a basso contenuto di carboidrati (Low-Carb) possano indurre resistenza all'insulina non è stato sopportato dai dati supportati, al contrario, la ricerca nsostiene dei possibili effetti benefici (26) (27).

La maggior riduzione di peso e massa grassa è stata osservata in periodi durante i quali veniva seguita una dieta Low-Carb (12), il dato tra l'altro traspare da differenti studi effettuati.(13) (19). Sebbene la ragione di questi effetti benefici non sia ancora del tutto definita, la nostra ricerca ha indicato che gli adattamenti ormonali che occorrono durante le diete nLow-Carb, possono giocare un ruolo determinante, in particolare la riduzione dell'insulina endogena. La lipolisi del tessuto adiposo è eminentemente dipendente dalla sensibilità all'insulina a concentrazioni fisiologich (28). Cali della quantità di insulina, da piccoli, a moderati possono accrescere la lipolisi di diverse volte , la risposta è virtualmente immediata. L'insulina può anche stimolare la lipogenesi, aumentando l'uptake di glucosio e attivando gli enzimi lipogenici e glucolitici (29).
Come è possibile osservare dalla figura 2 alla figura 5, le persone con elevati livelli di TAGs a digiuno, una lipidemia postprandiale esagerata, una certa predominanza di particelle di colesterolo LDL, e una certa tendenza ad essere insulinoresistenti, risponde in manioera del tutto positiva ad una dieta Low-Carb. I problemi elencati sono i primi caratteristici sintomi della così detta sindrome metabolica, che non è nient'altro che un'insieme sfaccettato di fattori di rischio cardiovascolare, con la presenza chiave di resistenza all'insulina e dislipidemia (aumento dei TAGs, diminuzione del colesterolo HDL, e predominanza di colesterolo LDL) (30). Paradossalmente, le diete a basso contenuto di grassi, tendono invece a peggiorare molti dei disturbi legati alla sindrome metabolica, il che ha fatto rivalutare il valore delle diete Low-Fat per le persone con queste determinate caratteristiche (31) (32). Altri fattori della sindrome metabolica, comprendono, obesità della sezione mediana e infiammazione di tipo cronico. I nostri dati mostrano quindi che una dieta a basso contenuto di carboidrati migliora la perdita di grasso e può andare ad intaccare preferibilemente, le scorte di grasso nella sezione mediana, quando comparata con diete di tipo Low-Fat. Abbiamo osservato anche dei miglioramewnti nei markers infiammatorii, grazie alla perdita di peso. Per questo, vediamo, come altamente appropriate, le diete Low-Carb, per tutte le persone che cercano di preveniere e trattare la sindrome metabolica, che attualmente,negli Stati Uniti, si stima, colpire circa un quarto degli adulti con più di 20 anni e un 40% dei soggetti con più di quarant'anni di vita (34)

La durata dell'intervento dei nostri interventi è stata piuttosto corta (4/8 settimane), e non sappiamo pertanto, con sicurezza se i cambiamenti a livelli lipidico e negli altri parametri permangano per lunghi periodi di tempo. Gli studi furono condotti anche su gruppi relativamente piccoli di volontari. Sebbene siano stati testati molti fattori di rischio in relazione alle diete Low-Carb e al diabete, non sono stati testati altri importanti dati clinici, come la funzione renale o la salute e la densità ossea. Incoraggiamo pertanto ulteriori lavori, per periodi di tempo prolungati, per ottenere un più ampio spettro di risultati sia in soggetti sani che in soggetti clinici.



In sintesi, dato il grande aumento di persone che segue protocolli alimentari Low-Carb, c'è una crescente necessità di comprendere gli aspetti metabolici e cardiovascolari di questo tipo di diete. Il nostro lavoro, durante i passati cinque anni ha indicato che diete Low-Carb, protratte per brevi periodi di tempo sono associabili, con un miglioramento netto in un certo numero di fattori di rischio cardiovascolare, in particolare, quei rischi associati alla sindrome metabolica. Questi ultimi includono un miglioramento della composizione corporea e del grasso a livello della sezione mediana, un miglioramento dei livelli di TAgs postprandiali, un miglioramento della distribuzione del colesterolo LDL a vantaggio dell'HDL e un miglioramento della sensibilità all'insulina, tutto questo, suggerisce, come una restrizione dei carboidrati alimentari, potrebbe essere un utile approccio per prevenire e trattare la sindrome metabolica. Stiamo correntemente valutando, nell'ambito dei nostri laboratori, gli effetti di una dieta Low-Carb su diversi fattori di rischio cardiovascolare, nuovi e standard, sia in soggetti maschili che femminili affetti da sindrome metabolica.



Riconoscimento
Il Dott. Volek ha ricevuto supporto per la sua ricerca dalla Robert C. Atkins Foundation.


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