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la nozione di “cultura” è decisamente più complessa ed appartiene alla storia occidentale (di origine latina: proviene dal verbo “coltivare”), ma per sintetizzarne possiamo intenderla come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali, che vengono trasmesse di generazione in generazione.

Da una preziosissima segnalazione del Presidente di ISSA Italia Adriano Borelli la mia scoperta di un testo unico, ”Sole e Acciaio” di Yukio Mishima, in cui culturismo e cultura trovano nella sensibilità dell’autore un evidente ed interessante punto d’incontro.
  
In genere per “culturismo” intendiamo un’attività che tramite l’uso di pesi e mediante un’alimentazione specifica si pone come obiettivo la modificazione della composizione corporea, accompagnata da un aumento della massa magra, dove le finalità sono estetiche prima che competitive; la nozione di “cultura” è decisamente più complessa ed appartiene alla storia occidentale (di origine latina: proviene dal verbo “coltivare”), ma  per sintetizzarne il concetto possiamo intenderla come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali, che vengono trasmesse di generazione in generazione (fonte: wikipedia).
  
Kimitaka Hiraoka nacque a Tokio nel 1925. Figlio di un ufficiale del governo giapponese -che ostacolava la sua passione per l'arte e le lettere-  pubblicò le sue opere con lo pseudonimo di Yukio Mishima.  L'esonero da ragazzo dal servizio militare fu l'evento che lo portò a trascorrere il resto dell’esistenza all'insegna di un profondo turbamento: mentre i suoi amici erano morti nella Seconda Guerra Mondiale, egli era sopravvissuto e, cosa ancora più angosciosa, non aveva potuto combattere per la patria.  
                             
Dopo la fine del conflitto viaggia moltissimo in occidente, tra gli Stati Uniti, il Brasile e l'Europa, in qualità di corrispondente di un famoso periodico giapponese. Ma saranno soprattutto la Grecia e l'estetica classica ad impressionarlo.
Proprio il viaggio in terra ellenica e un rinnovato culto del corpo segnano l'inizio di una nuova vita per Mishima: dal 1955 inizia a dedicarsi al culturismo, seguito dalla pratica delle arti marziali e per la precisione del Kendo, scherma di origine giapponese sviluppatasi come versione sportiva delle tecniche di combattimento utilizzate anticamente dai samurai.
Questa nuova e folgorante passione per l’allenamento e l’attività fisica viene descritta con grande dovizia di particolari in una delle sue opere più importanti, “Sole e Acciaio”, in cui -secondo lo stesso Mishima- il suo stile era divenuto degno dei suoi muscoli: uno stile flessibile e libero da ogni “fronzolo” equiparabile al grasso, mentre il pregio costituito dai muscoli era stato conservato. Insomma, uno stile che teneva il petto in fuori come un guerriero…
  
  
    

Sole e acciaio

Da ragazzo percepiva che la sua mancanza di idoneità fisica non gli avrebbe consentito una fusione con i coetanei e con il gruppo, da cui era costantemente respinto; così condusse una vita che altri avrebbero condannato, definendola frenetica: dalla palestra alla scuola di arti marziali, dalla scuola alla palestra. Però, man mano che acquisisce muscoli e forza, nella sua mente germoglia una tendenza all’accettazione positiva del dolore e si acuisce la sua attrazione verso la sofferenza fisica.
  
Mishima ha sempre giudicato ripugnanti sia i ventri sporgenti -sintomo di pigrizia spirituale-, sia i toraci scheletrici con le costole sporgenti, segno di un esagerato sviluppo dello spirito, e non si stupisce nel riscontrare che alcuni possano ammirare tali requisiti fisici. Ai suoi occhi questo un evidenziare sul proprio corpo le vergogne dello spirito sembra un atteggiamento indecente e sfacciato e come afferma lo stesso autore è “l’unica forma di narcisismo che non potevo perdonare”.
  
Il corpo ha limiti ben delineati e questi limiti riconducono sempre all’armonia e all’equilibrio. In definitiva conferiscono una bellezza più normale e qualità fisiche sufficienti per poter vedere e contemplare quel cielo azzurro oscillare. Ma quale attinenza esiste tra spirito e corpo?
Emozioni fioche e instabili corrispondono a muscoli flaccidi; l’eccessivo sentimentalismo a uno stomaco e ad un ventre rilassati; la sensibilità a una pelle candida e delicata. Al contrario muscoli sviluppati dovrebbero richiamare a un ardente spirito combattivo; uno stomaco tonico a un giudizio insensibile e razionale; una pelle elastica a un carattere deciso. Però tutto questo non ha valore per la totalità degli uomini, anzi, ci sono numerosi casi in cui muscoli sviluppati nascondono un animo fragile. Ma chi -aggiunge l’autore- prenderebbe in considerazione un teorico di cultura fisica fragile, insicuro e squilibrato?
  
Secondo Mishima le parole precorrono la carne, di conseguenza le rappresentazioni di tutte le virtù morali celebrate da termini come ardente e risoluto, devono chiaramente manifestarsi come connotati fisici; l’esistenza sarà  garantita da qualcos’altro e questo qualcosa verrà rappresentato dai muscoli, al punto da affermare che l’allenamento fisico deve precedere l’esercizio del pensiero.
  
Quando solleva una massa d’acciaio di un certo peso riesce a convincersi della sua forza, alimentando allo stesso tempo la propria autostima. Sudando e ansimando si batte per avere una ulteriore testimonianza della sua forza.
E’ di sicuro interessante in Mishima la contrapposizione cinismo-eroismo: nel cinismo, che giudica ridicola ogni forma di eroismo, è senz’altro presente un complesso di inferiorità fisica. Il cinismo è sempre rapportabile a muscoli flaccidi o addirittura all’obesità, mentre l’eroismo -e un disinteressato scetticismo- sono connessi a muscoli robusti e tonici.
  
L’ornamento dei muscoli che, sebbene superfluo nella civiltà moderna -aggiunge e sottolinea Mishima-, continua ad essere indispensabile al prestigio e alla bellezza. I muscoli non sono necessari, come non è necessaria un’educazione classica per la stragrande maggioranza degli uomini pratici.
  
La corsa, quindi l’attività aerobica, viene descritta come un rito segreto e mentre corre il suo spirito è avvinto da un’idea: il rapporto tra il giglio voluttuoso dell’alba e la purezza del corpo. Il respiro veloce dell’allenamento e l’affannamento della corsa trasmettono in tutto il corpo un dolce languore. Il sole lo stimola a trascinare il pensiero fuori dall’oscurità delle sensazioni profonde, fino all’attenzione ed alla contemplazione del gonfiore dei muscoli, che descrive come fasciati da una pelle luminosa, come l’acciaio risplendente sotto i raggi del sole.
Per Mishima sono fondamentali -oltre ad una forte esigenza di trasformazione- il sonno, i tre pasti giornalieri e, ovviamente, un faticoso e intenso allenamento, mentre le piccole rinascite che accompagnano e seguono l’esercizio fisico esprimono la sua suprema (e forse unica) consolazione.
  


Yukio Mishima, “Sole e Acciaio” (Taiyō to tetsu), Le Fenici Tascabili, Ugo Guanda Editore, Parma, 2000.
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