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L’esercizio fisico, come su ampiamente descritto, può scatenare eventi acuti cardiovascolari, tra i quali i più temibili sono la morte improvvisa e le sindromi coronariche acute

Tachiaritmie

Aritmie sopraventricolari

La  prevalenza dei battiti prematuri sopraventricolari nell'atleta è molto  variabile (intorno al 30%) da casistica a casistica e generalmente non assume  rilevanza clinica né compromette l'idoneità all'attività sportiva agonistica.
Di  interesse maggiore sono le varie forme di tachicardia parossistica, di flutter  o di fibrillazione atriale parossistica. Nello sportivo tali tachiaritmie  rappresentano un importante problema, in seguito al cardiopalmo che provocano,  soprattutto quando tale sintomo accade durante lo sforzo fisico. Per  fortuna  questi episodi sono molto rari  nello sportivo con una prevalenza del 1%.
Il  sintomo del cardiopalma nell'atleta è sostenuto dalle seguenti aritmie:  tachicardia da rientro atrioventricolare (50%); fibrillazione atriale (25%);  flutter atriale (13%); tachicardia da rientro atrioventricolare da via anomala  occulta e tachicardia atriale (6,2%).

 

Aritmie ventricolari

Le  aritmie ventricolari nell'atleta apparentemente sano rappresentano una delle  tematiche più controverse in ambito della cardiologia dello sport. Tale  problematica può essere riassunta in alcuni punti fondamentali:

  1. la  prevalenza di battiti ectopici ventricolari isolati nello sportivo è molto  frequente stimabile tra il 35% e il 50%.
  2. È  spesso difficile identificare un substrato organico come causa dell'aritmia,  anche nelle forme più maligne.
  3. Non  esistono ancora studi longitudinali per poter stabilire un follow-up adeguato.

Sono sempre più frequenti gli  studi che documentano la presenza di un substrato organico associato  all'aritmia come minime anomalie a carico dell'infundibolo ventricolare destro,  miocarditi in fase di remissione,cardiopatia aritmogena del ventricolo destro  ed altre forme minori di cardiopatia. In tal senso lo sforzo fisico è  generalmente inquadrabile come fattore scatenante od aggravante l'aritmia.
Sulla base di queste  osservazioni è utile proporre un iter valutativo dell'atleta con aritmie  ventricolari, articolato nei seguenti punti:

  1. scrupolosa ricerca di una cardiopatia organica associata  all'aritmia,
  2. attento studio aritmologico degli atleti sintomatici (per  sincope o cardiopalmo),
  3. cautela nell' indicazione e prescrizione di metodiche invasive  negli atleti aritmici asintomatici, nei quali manca un vero end-point  elettrofisiologico, a causa della difficoltà di attribuire ad una aritmia  inducibile, potenzialmente aspecifica, un rischio reale di morte improvvisa,
  4. vale la pena sottolineare che tra le forme più pericolose  rientrano proprio quelle aritmie ventricolari che, per assenza di ripercussioni  sulla performance, consentono di praticare lo sport ad alto livello, esponendo  l'atleta ad un reinterato rischio.

Negli atleti andranno considerate  in modo benigno quelle forme "occasionali" di aritmie ventricolari, non  ripetibili e non associate allo sforzo fisico (18) .

 

Screening Cardiologico Preventivo

L'esercizio fisico, come su ampiamente  descritto, può scatenare eventi acuti cardiovascolari, tra i quali i più  temibili sono la morte improvvisa e le sindromi coronariche acute. La  probabilità che si verifichino eventi cardiovascolari durante esercizio fisico  è più elevata nei pazienti affetti da cardiopatia, nei soggetti in età adulta/avanzata,  in quelli sedentari e con fattori di rischio cardiovascolare e quando  l'attività fisica è praticata ad intensità elevata.
La  probabilità, invece, è minore quando l'attività fisica è praticata a bassa  intensità e nei soggetti che si allenano regolarmente. Il meccanismo attraverso
cui l'attività fisica abituale esercita  questo effetto protettivo nei confronti degli eventi acuti cardiovascolari ed  in particolare della morte improvvisa, è legato probabilmente ad una maggiore  stabilità elettrica del miocardio, con riduzione del rischio di aritmie  ventricolari fatali. Allo scopo di ridurre il rischio di eventi cardiaci  avversi, quindi, risulta importante eseguire un adeguato screening
preventivo ed avviare i soggetti ad un  graduale e progressivo condizionamento fisico, soprattutto se hanno cardiopatia  nota, età avanzata, o fattori di rischio coronario (19).

Ogni  individuo, quindi, che si accinge ad iniziare una attività fisica regolare  dovrebbe essere sottoposto, preventivamente, ad una attenta valutazione  cardiologia che deve essere ancora più accurata in caso di atleti, visto i  grossi carichi di lavoro effettuati.
E'  pensiero comune che attraverso un adeguato screening preventivo, si possa  ridurre la probabilità di eventi cardiovascolari avversi, in modo da godere dei  benefici dell'attività fisica senza incorrere nei rischi ad essa associati.
Scopo  dello screening preventivo è quello di scovare l'esistenza di cardiopatie  clinicamente silenti in soggetti apparentemente sani, nonché in caso di  cardiopatia clinicamente accertata, stratificare il rischio associato alla  pratica dell'attività sportiva ed attivare gli interventi terapeutici necessari  (20).

 

..leggi la [prima parte], [seconda parte]

 

Conclusioni

Negli  ultimi anni si è verificato un enorme incremento della popolarità di molti  sport. Ne è derivato un aumento del numero di soggetti che giungono  all'osservazione del medico presentando gli effetti cardiovascolari  dell'allenamento.
La  conoscenza delle modificazioni cardiovascolari negli atleti è essenziale per  evitare erronee diagnosi di cardiopatia.

Un ringraziamento particolare al dott. Luigi De Risi, divisione di Cardiologia UTIC, ospedale A.G.P. di  Piedimonte Matese (CE).


Articoli concatenati dall'autore


Bibliografia
  1. David Oakley, The athlete’s Heart (2001).
  2. P. Zeppilli “L’ecocardiografia nello sportivo” da Trattato di Ecocardiografia clinica di G.L. Nicolosi.
  3. A. Biffi, A. Pelliccia in “Reperti strumentali normali e patologici negli atleti d’elite” da sz. 19 cap. “Cardiologia dello sport” da “Trattato di Cardiologia” volume 3° a cura dell’ ANMCO.
  4. A. Pelliccia “la cardiologia dello sport attualità e prospettive” 3° convegno Mediterraneo di Medicina dello Sport.
  5. Pelliccia A, Maron BJ, Spataro A, Proschan MA, Spirito P. The upper limit of physiologic cardiac hypertrophy in highly trained elite athletes. New Engl J Med 1991, 324: 295-301.
  6. Maron BJ, Pelliccia A, Spirito P. Cardiac disease in young trained athletes: insights into methods for distinguishing athlete’s heart from structural heart disease, with particular emphasis on hypertrophic cardiomyopathy. Circulation 1995; 91; 1596- 1601.
  7. Pelliccia A., Maron BJ, F.M. Di Paolo, in “ Prevalence and Clinical Significance of left Atrial Remodelling in Competitive athletes “ (2005)
  8. P. Zeppilli “L’ecocardiografia nello sportivo” da Trattato di Ecocardiografia clinica di G.L. Nicolosi.
  9. K. Wrzosek,M. Dluzniewski in Echocardiographic evalutation of valve function in athlete’s hearts- 24- months of follow-up, (2002).
  10. P.S. Douglas, Reichek N. in “Prevalence of multivalvular regurgitation in athletes, (1989).
  11. Pollak SJ in “Cardiac evalutation of women distance runners by echocardiographic color doppler flow mapping” (1988).
  12. S. Iliceto, J.R.T.C. Roelandt, G.R. Sutherland, D.T. Linker in “Cardiac Ultrasound”cap. 89 Ecocardiografia nello studio del “cuore d’atleta” L.M. Shapiro.
  13. Da www.mds-italia.it “malattie dell’apparato cardiovascolare” cap. “sindrome del cuore d’atleta”.
  14. Pelliccia A, Maron BJ, Culasso F, Di Paolo FM, Caselli G, Biffi A, Piovano P. Clinical significance of abnormal electrocardiographic patterns in trained athletes. Circulation 2000; 102: 278-84.
  15. R. Zonca “ Adattamenti cardiocircolatori all’allenamento” tratto da www.my-personaltrainer.it.
  16. S. Iliceto, J.R.T.C. Roelandt, G.R. Sutherland, D.T. Linker in “Cardiac Ultrasound”cap. 89 Ecocardiografia nello studio del “cuore d’atleta” L.M. Shapiro.
  17. A. Pelliccia “la cardiologia dello sport attualità e prospettive” 3° convegno Mediterraneo di Medicina dello Sport.
  18. A. Biffi, A. Pelliccia in “Reperti strumentali normali e patologici negli atleti d’elite” da sz. 19 cap. “Cardiologia dello sport” da “Trattato di Cardiologia” volume 3° a cura dell’ ANMCO.
  19. F. Giada,R. Carlon in “La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico”.
  20. F. Giada,R. Carlon in “La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico”.
  21. Immagini tratte da “Atlas of echocardiography”.

Dipartimento di Medicina Generale
Ambulatorio di Fisiopatologia dello Sport
Clinica - Athena - Villa dei Pini
Piedimonte Matese (CE)
luigiferrittonull@nullemail.it


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